Sostenibilità, cresce l’autonomia energetica delle imprese bergamasche: industria ancora in prima linea

La diffusione delle misure intraprese in campo ambientale e sociale resta sui livelli del 2025: efficienza energetica, economia circolare e formazione le principali linee di azione

L’indagine della Camera di commercio di Bergamo sul tema della sostenibilità conferma come le imprese del territorio continuino a considerare questo tema un fattore rilevante per la propria competitività, pur in un contesto economico caratterizzato da nuove priorità e da un quadro internazionale in evoluzione. L’industria si conferma il settore più sensibile al tema, anche per via della maggiore dimensione media delle sue imprese: il 78% considera la sostenibilità molto o abbastanza importante per il proprio business, una quota elevata sebbene inferiore rispetto all’82% registrato nel 2025 e nel 2023; più marcata la flessione nell’artigianato, dove la percentuale scende al 58%. Nel terziario i valori rilevati confermano i livelli del 2025 (75% nel commercio al dettaglio e 63% nei servizi), anche se rimane il divario rispetto al 2023, quando la sostenibilità era al centro del dibattito internazionale e delle politiche europee.

Al di là delle dichiarazioni di principio, l’attenzione alla sostenibilità si traduce in azioni concrete, soprattutto sul fronte ambientale: il 76% delle imprese industriali ha adottato o programmato misure per ridurre il proprio impatto ambientale, un valore stabile rispetto agli anni passati. Negli altri settori vengono sostanzialmente confermate le percentuali registrate un anno fa, lievemente inferiori al 50%, dopo il calo che si era verificato rispetto ai livelli del 2023: nei servizi e nel commercio al dettaglio la quota si attesta al 49%, mentre l’artigianato registra la percentuale più contenuta (43%), anche per via della dimensione ridotta delle imprese che lo compongono (il legame tra dimensione aziendale e impegno sulla sostenibilità si è sempre confermato solido in tutte le indagini).

Le imprese che hanno intrapreso percorsi di sostenibilità ambientale continuano a concentrare gli sforzi soprattutto sull’efficienza energetica: il monitoraggio dei consumi di energia rappresenta infatti la misura più diffusa in tutti i settori, coinvolgendo il 93% delle imprese industriali che hanno adottato o programmato azioni ambientali, l’84% nel commercio e il 77% nell’artigianato e nei servizi; molto diffuso è anche il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili, che si colloca tra le prime azioni in tutti i comparti. Altre misure adottate dipendono invece dalle diverse tipologie di attività settoriali, come la certificazione della produzione e il riciclo degli scarti in ambito manifatturiero e l’utilizzo di mezzi di trasporto a basso impatto per il terziario. Nel commercio al dettaglio acquista inoltre particolare rilevanza la filiera di acquisto, motivo per cui la selezione di fornitori appartenenti a catene sostenibili compare tra le azioni più diffuse.

Proprio l’acquisto da fornitori sostenibili è una delle misure in maggiore crescita nel 2026, avendo guadagnato posizioni anche nelle graduatorie dell’industria e dei servizi. In generale i risultati evidenziano un’attenzione crescente al tema dell’economia circolare, con la risalita di voci come “riutilizzo delle acque reflue”, “riduzione materiale impiegato”, “utilizzo di materie prime seconde”. Nell’artigianato aumenta inoltre il ricorso a un incaricato per la responsabilità ambientale, delineando una maggiore formalizzazione dei processi di transizione anche nelle piccole imprese.

Gli sforzi di efficientamento realizzati negli ultimi anni si riflettono direttamente sull'autonomia energetica delle imprese, che evidenzia un progressivo miglioramento. Nell’industria il 14% delle imprese dichiara di aver ridotto nell’ultimo anno la dipendenza da fonti energetiche esterne, a fronte di un 3% che segnala un aumento; un saldo positivo si registra anche nell’artigianato (9% contro 6%) e nel commercio al dettaglio (9% contro 3%), mentre nei servizi prevalgono le indicazioni di aumento della dipendenza (6%) rispetto a quelle di diminuzione (4%).

A conferma di questa tendenza, cresce in tutti i settori la quota di energia autoprodotta, che raggiunge il 17,3% nell’industria e il 14,8% nell’artigianato. Il tema dell’autonomia energetica è infatti particolarmente avvertito nel manifatturiero, settore che sconta un deficit di competitività a causa dei costi energetici più elevati rispetto ai competitor internazionali. Più ridotta, ma comunque in crescita, la quota di energia autoprodotta nel terziario, che si attesta all’8,8% nei servizi e al 7,2% nel commercio al dettaglio.

Sul versante sociale, l’impegno appare meno diffuso rispetto a quello ambientale, pur mostrando alcuni segnali di consolidamento. Il 59% delle imprese industriali dichiara di aver adottato o programmato misure per migliorare il proprio impatto sociale, percentuale in calo rispetto al 2023 ma stabile se confrontata con il 2025. Nel terziario la quota rimane prossima al 40% (42% nel commercio al dettaglio, in lieve miglioramento, e 41% nei servizi), mentre l’artigianato si conferma il settore meno attivo (23%).

Le iniziative più diffuse riguardano la valorizzazione del capitale umano e il rapporto con il territorio: la formazione continuativa del personale si conferma infatti la misura più adottata in tutti i settori, con l’eccezione dell’artigianato dove emerge in primo piano la promozione dei fornitori locali. Anche altri aspetti legati alla gestione del personale appaiono rilevanti, come la valutazione del benessere lavorativo e il welfare interno, mentre nella graduatoria dei settori del terziario ai primi posti si trovano i rapporti con le organizzazioni attive nel campo della solidarietà, le alleanze con le eccellenze territoriali e il sostegno alle iniziative culturali, a testimonianza del forte legame delle imprese bergamasche con il contesto sociale e produttivo. Per l’industria si segnala inoltre la salita in seconda posizione dei progetti di alternanza scuola-lavoro, misura volta non solo a migliorare l’impatto sociale dell’impresa ma anche a mitigare il problema della scarsità della forza lavoro e della difficoltà nel reperire le competenze necessarie.

Nel complesso, i risultati dell’indagine mostrano come la sostenibilità sia ormai entrata stabilmente nelle strategie di una parte significativa del sistema imprenditoriale bergamasco. Pur in presenza di un fisiologico ridimensionamento rispetto ai livelli rilevati nel 2023, l’impegno verso l’efficienza energetica e l’economia circolare, la valorizzazione del capitale umano e l’attenzione verso il territorio continuano a rappresentare elementi distintivi, soprattutto per il settore industriale, che si conferma il motore principale della transizione sostenibile della provincia.

Commenta il presidente della Camera di commercio Giovanni Zambonelli: “La sostenibilità è ormai entrata stabilmente nelle strategie di una parte significativa del sistema imprenditoriale bergamasco, trasformandosi da impegno etico a concreta leva di competitività. Pur in presenza di un fisiologico ridimensionamento rispetto ai livelli rilevati nel passato, l’impegno verso l’efficienza energetica e l’economia circolare, la valorizzazione del capitale umano e l’attenzione verso il territorio continuano a rappresentare elementi distintivi, soprattutto per il settore industriale, che si conferma il motore principale della transizione sostenibile. Nonostante le sfide di un contesto globale complesso, il nostro tessuto produttivo dimostra una spiccata capacità di cogliere le opportunità del cambiamento, consolidando un modello di sviluppo che coniuga innovazione, rispetto ambientale e un legame indissolubile con il territorio”.

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Venerdì 3 Luglio 2026